Coronavirus un anno dopo

Strade e piazze vuote, le file ai supermercati, i canti dai balconi e gli striscioni con gli arcobaleni sulle finestre. E poi le tragiche immagini delle terapie intensive, degli infermieri esausti, delle bare trasportate dall’esercito: il 9 marzo 2020 il nostro Paese chiudeva per contrastare i contagi.”

Questo è quello che leggevamo sui giornali un anno fa e oggi a un anno esatto di distanza, che cos’è cambiato?

Oggi ci interroghiamo su ciò che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, come se l’esperienza del tempo,che non scorre più come prima, ci facesse vivere più nel presente e nel passato, mentre il futuro ci sforziamo solo di progettarlo e immaginarlo.L’assenza delle persone care ci rattrista e l’impossibilità di voler star loro vicino ci rende insicuri. E’ come avvertire la percezione di non avere controllo sulle nostre vite e solo il carpe diem ci rassicura.

E allora! Allora teniamo duro,non rinneghiamo regole e chiusure, e ricordiamoci che c’è sempre tempo per migliorare e cambiare ; solo così la pandemia non fermerà la nostra speranza e i nostri programmi futuri e forse ci aiuterà a essere più forti.

Laura

2 comments

  1. È subentrata un po’ di noia e una certa apatia. Un anno fa quel che succedeva era una novità, la chiusura aveva scatenato un’infinità di soluzioni creative al nostro star soli. Oggi siamo stanchi… Mi chiedo se torneremo ad essere quelli di prima una volta tornati alla normalità. Si fa anche fatica a credere che tutto tornerà come prima.

  2. I progetti per il futuro sembrano davvero strani in questa situazione, sempre sospesi a un “se sarà possibile” . Eppure ci rassicurano. Mi accorgo che, inconsapevolmente, i miei progetti sono a breve termine e non so se questo è dovuto all’età che mi fa essere cauta, alla ricchezza di cose già realizzate o a un nuovo atteggiamento dovuto alla situazione attuale. Mi accorgo che di fronte a progetti che richiedono un impegno più duraturo ho bisogno di riflettere più a lungo ( io che sono già una natura lenta…!), di confrontarmi, di trovare la spinta giusta. La decisione positiva si rivela poi una spinta che riesce a dare speranza ed entusiasmo. Già, ma se non ci sono progetti a lungo termine? Allora bisogna cercare di progettare il quotidiano come se fosse una novità. Non è facile e lo scoraggiamento è sempre in agguato, insieme a volti e atteggiamenti rassegnati. Come fare a rendere vivace la quotidianità? Difficile, difficile ma bisogna tentare anche con poco perché la strada, temo, è ancora lunga ….

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